GRAN TOUR SERBIA
La Serbia nella Jugoslavia socialista di Tito
Dopo la seconda guerra mondiale la Serbia divenne una delle sei Repubbliche della Jugoslavia (1945-1991) insieme a Bosnia-Erzegovina, Croazia, Montenegro, Macedonia e Slovenia. Nei due decenni successivi al secondo conflitto mondiale la Jugoslavia fu ricostruita e il tenore di vita dei cittadini jugoslavi aumentò considerevolmente. La nuova via dei comunisti jugoslavi venne chiamata autogestione con i lavoratori che controllavano le fabbriche e la produzione. De facto però ogni aspetto della vita politica, sociale ed economica era regolato dal potente partito comunista jugoslavo, l'autogestione era solo simbolica e l'economia gestita a livello centrale, un metodo che sarebbe fallito. La questione nazionale venne considerata risolta per sempre con il federalismo e con il dogma: Fratellanza e Unità. Un altro esperimento tipicamente jugoslavo fu la politica estera indipendente, in collaborazione con i paesi del Terzo Mondo attraverso il Movimento dei Non Allineati. La Jugoslavia infatti non ha mai fatto parte della NATO o del Patto di Varsavia. Con la Costituzione del 1974 in Jugoslavia venne creato uno dei sistemi burocratici più complessi mai visti. Le sei repubbliche divennero stati quasi indipendenti e l'unità del paese si reggeva ormai solo sul Partito Comunista, sull'esercito e sulla figura di Tito. Non molto tempo dopo la morte del maresciallo, avvenuta il 4 maggio 1980, i nazionalismi e i particolarismi etnici e religiosi si risvegliarono, acuiti dalla crisi economica che aveva colpito il paese. In Serbia ciò avvenne con l'ascesa al potere di Slobodan Miloševi?, in Croazia con la fondazione dell'Unione Democratica Croata di Franjo Tu?man e l'aria di secessione invase ben presto il territorio jugoslavo.
La dissoluzione della Jugoslavia. La struttura statale della Jugoslavia si bloccò definitivamente agli inizi degli anni 90, con l'ennesima crisi nella provincia del Kosovo, a maggioranza albanese, che chiedeva apertamente la definitiva indipendenza dalla Serbia. Di questo clima di tensione si servì abilmente Slobodan Miloševi? che riuscì ad apparire come l'unico in grado di riportare finalmente l'ordine in Serbia. Slobodan Miloševi? poté contare fin da subito sull'appoggio di diversi seguaci di peso e nel 1987 assunse il completo controllo del Partito Comunista Serbo e, indirettamente, della Serbia stessa. Negli anni seguenti si servì costantemente della retorica populista e nazionalista e del potere derivatogli dal suo partito per togliere di mezzo le dirigenze delle due regioni autonome, specialmente del Kosovo, nonché per tutelare le minoranze di etnia serba presenti in Bosnia e soprattutto in Croazia, portando ad un rapido deterioramento dei rapporti con le altre repubbliche della federazione jugoslava. Il nazionalismo imperante sfociò in conflitti secessionisti e in guerre civili che coinvolsero diversi territori appartenenti alla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia tra il 1991 e il 1995, causandone la dissoluzione.
Ricostituzione come Stato indipendente
Nel 1990, dopo il referendum costituzionale, la Serbia assunse la denominazione di Repubblica di Serbia che mantenne anche nel 1992, quando, in seguito alla ormai definitiva disgregazione della Jugoslavia di Tito e allo scoppio delle guerre jugoslave, insieme al Montenegro diede vita a un nuovo stato federale che prese il nome di Repubblica Federale di Jugoslavia (1992-2003) che a sua volta dal 2003 avrebbe preso il nome di Unione Statale di Serbia e Montenegro dopo che nel 2002 il governo federale della SRJ ebbe approvato una ristrutturazione della federazione nel tentativo di scongiurare l'indipendenza del Montenegro. La ristrutturazione della federazione non diede i risultati sperati. Dopo questo ennesimo fallimento, nel 2006 il governo montenegrino decise di indire un referendum per l'indipendenza a seguito del quale la federazione venne sciolta consensualmente. La Repubblica di Serbia pertanto si ricostituì di nuovo come stato sovrano e indipendente dopo aver provato per quasi un secolo esperimenti di federazione e confederazione con gli altri popoli della penisola balcanica. Nel 1999 la provincia autonoma del Kosovo venne posta sotto il protettorato internazionale UNMIK e NATO con la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite numero 1244 del 1999, che prevedeva l'elezione di un Parlamento locale; falliti i negoziati che avrebbero dovuto definirne lo status, il Parlamento del protettorato ha approvato la dichiarazione d'indipendenza del Kosovo il 17 febbraio 2008. Attualmente il Kosovo è riconosciuto come Stato da 115 dei 193 Paesi membri dell'ONU. Sebbene sia iniziato un processo di normalizzazione dei rapporti tra Belgrado e Pristina, sostenuto da Bruxelles e indispensabile per l'adesione all'UE della Serbia, quest'ultima non riconosce il Kosovo come stato sovrano.
Programma
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1°GIORNO: ITALIA > BELGRADO “la capitale della Serbia” 2°GIORNO: BELGRADO NOVI SAD “la Atene serba” FRUSKA GORA km.190 3°GIORNO: BELGRADO VIMINACIUM LEPESKI VIR KLADOVO km.270 4°GIORNO: KLADOVO FELIX ROMULIANA RAVANICA MANASIJA KRALIJEVO km.370 5°GIORNO: KRALIJEVO MONASTERI DI ZICA STUDENICA SOPOCANI NOVI PAZAR km.160 6°GIORNO: NOVI PAZAR SIROGOJNO GROTTE DI STOPICA MECAVNIK km.250 7°GIORNO: MECAVNIK PARCO NAZIONALE DI TARA BELGRADO km.250 8°GIORNO: BELGRADO - ITALIA |
La quota comprende
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- Viaggio A/R Italia/Belgrado con voli di linea Lufthansa |
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Non comprende: |